«[Mia intenzione] è stata non di procacciarmi lode come scrittore, ma, come artefice, di lodar l’industria e avvivar la memoria di quegli che, avendo dato vita et ornamento a queste professioni, non meritano che i nomi e l’opere loro siano in tutto, così come erano, in preda della morte e della oblivione. […] Ma se la scrittura, per essere incolta e così naturale com’io favello, non è degna de lo orecchio di Vostra Eccellenzia né de’ meriti di tanti chiarissimi ingegni, scusimi, quanto a loro, che la penna d’un disegnatore, come furono essi ancora, non ha più forza di linearli e d’ombreggiarli […]».
La penna di Giorgio Vasari illustra bene le finalità di un progetto dedicato ai suoi scritti, editi e privati, da tempo ormai riconosciuti come elementi imprescindibili nello sviluppo della storiografia artistica. Pagine notoriamente cariche di informazioni, in cui la prosa «incolta e così naturale» come lo è il ‘favellare’ offre innumerevoli spunti di riflessione nell’ambito dell’analisi del linguaggio tecnico-artistico.
Il progetto permette di analizzare quella scrittura del tutto simile al ‘favellare’ di cui parla Vasari nella dedica delle Vite, lasciando emergere lemmi che non sono di immediata attinenza artistica, ma che, desunti dalla lingua parlata, afferiscono alla sfera sensoriale e sono utilizzati dallo scrittore per qualificare, descrivere, giudicare un’opera o lo stile di un artista.