Subito, sempre nel 1980, avviò le sue pubblicazioni il «Bollettino» del Centro. Esso - scriveva nell’editoriale Paola Barocchi - «intende far conoscere i risultati delle ricerche in atto e i prodotti di quelle in fieri». Soprattutto però si invitava a comunicare iniziative, ma anche aspirazioni. Nulla di più barocchiano di questo termine, «aspirazioni», da intendere come idee, progetti, che – se validi, cioè basati su rigore filologico e su criteri ragionevoli – potevano trovare nel Centro non solo ascolto, ma anche strade per una messa in pratica. Il «Bollettino» con i suoi articoli, con il suo notiziario, con i suoi elenchi di persone e di enti coinvolti, riflette in maniera adeguata quel che fu il centro negli anni Ottanta e Novanta.
Didattica, formazione, ricerca, impegno di tutela si intersecavano nelle iniziative, intensificandosi negli anni ’90 quando il Centro trovò una sua sede autonoma, in via della Faggiola, e fu articolato in sezioni che di nuovo testimoniavano aperture a nuove tematiche, affiancate da un costante aggiornamento sulle nuove soluzioni tecniche e dall’elaborazione di nuovi software.
Bisogna anche ricordare che il CriBeCu è stato uno dei primi centri di ambito culturale a dotarsi di un sito web e proprio il «Bollettino» ha ospitato i primi articoli in Italia sulle potenzialità del web per gli umanisti.
Ancora, accanto al «Bollettino», cominciò a uscire la serie dei «Quaderni del CRiBeCu», dedicati a studi specifici ma sempre legati a progetti di informatizzazione.