Chiudi
Paola Barocchi: informatica e beni culturali
Anni Settanta
Gli anni Settanta furono certamente intensi e ricchi per il lavoro di Paola Barocchi, che a Pisa e nella Scuola Normale trovò terreno fertile per ampliare gli orizzonti degli studi storico-artistici, andando alla ricerca di quegli strumenti capaci di rendere ancora più proficuo quel lavoro «estremamente matto» avviato ormai da anni sull’analisi dei testi. L’informatica iniziava a muovere i primi passi nell’ambito del patrimonio artistico, puntando soprattutto, sulla scia delle prime campagne di catalogazione librarie, su sistematiche catalogazioni di beni culturali, innescando riflessioni e confronti sul piano internazionale
Dettagli

L’attività di Paola Barocchi nel campo dell’informatica iniziò verso il 1976, nel tempo in cui non esistevano i personal computers, gli elaboratori elettronici erano macchine molto grandi, che potevano occupare stanze intere, in cui venivano usate come supporto di registrazione le ‘schede perforate’ (supporti che contenevano le informazioni da utilizzare nelle macchine per il trattamento informatico dei dati, utilizzati fino all’invenzione delle memorie magnetiche ed elettroniche).

Paola Barocchi si accostò da subito alle nuove tecnologie non per necessità catalografiche, ma spinta da concrete esigenze di ricerca: impegnata nell’analisi dello sterminato carteggio del Cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-1675) e con la necessità di gestire una miriade di dati diversificati, intuì che l’informatica avrebbe potuto accorciare i tempi di lavoro e favorire ricerche incrociate. Colse appieno l’importanza dell’uso dell’informatica in relazione alla ricerca umanistica, riuscendo a vederne gli sviluppi futuri e la linfa vitale che i nuovi strumenti erano in grado di apportare alla conoscenza, tenendo però presente che l’informatica «aiuta a razionalizzare la ricerca»: come tutti gli strumenti occorre fare una buona taratura, pensare una «struttura molto chiara», sapere cosa si vuole, avere chiari degli obiettivi per evitare di andare fuori strada. «Facendo tutto questo si possono avere risultati che saranno fondamentali, perché cambiano il modo di lavorare, sia sui lessici, sia sui testi, ma anche sulla parte figurativa». Fortemente convinta dell’importanza di tale percorso, ha strenuamente combattuto contro la diffidenza iniziale, cercando di andare oltre un primo impatto negativo, «perché gli storici dell’arte non sapevano capire a che cosa potesse servire l’informatizzazione».

Quindi in quel 1976, partendo dall’esigenza di gestire una larga quantità di informazioni, si guardò intorno, ne parlò con Ulrich Middelforf, allora direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze, studioso aperto alle sperimentazioni; insieme presero contatto con Fabio Bisogni, allora a Villa i Tatti (Harvard University: dunque, apertura a sperimentazioni internazionali). Anche l’ambiente della Normale, in cui particolarmente facile è la contaminazione dei saperi per la contiguità di umanisti e scienziati, si mostrò luogo favorevole. Cominciò quindi il progetto di informatizzazione del carteggio, cui venne chiamata a lavorare Miriam Fileti.

Mentre prendeva corpo questo progetto, lo sguardo di Paola Barocchi si allargò, alla ricerca di esperienze analoghe, di altri riferimenti, di possibili confronti. Nel 1978 organizzò a Pisa il primo convegno internazionale sull’elaborazione automatica di dati e documenti storico artistici. Si trattò di un evento che ha ormai assunto quasi contorni mitici per l’ampiezza delle esperienze messe a confronto, per il rilievo che ebbe a livello nazionale e non solo. L’intento di Paola Barocchi fu quello di «sollecitare l’informazione sulle iniziative in atto e sui diversi sistemi adottati, offrendo anche l’occasione di dimostrazioni concrete. Furono invitati – ricorderà Paola Barocchi – tutti i gruppi di ricerca dei quali si era riusciti ad avere notizia».

[elaborato sulla base del contributo di D. Levi, Paola Barocchi e l’”elaborazione automatica”, in Le risorse digitali per la storia dell’arte moderna in Italia. Progetti, ricerca scientifica e territorio, a c. di F. Conte, Roma, Edizioni di Storia e letteratura, 2018, pp. 15-37, cui si rimanda per i riferimenti bibliografici]

Torna ad inizio pagina