Quasi dieci anni fatti di interminabili viaggi sulla linea ferroviaria Firenze-Lecce, con l’inseparabile macchina per scrivere chiusa in una valigetta e le lunghe chiacchierate con i compagni di trasferta. Così, nel 2001, la ricordava Maria Corti, sua collega per alcuni anni nell’università salentina:
«[a Lecce] insegnavano […] coloro che sarebbero divenuti, nel corso di pochi anni, cattedratici assai notevoli: da Capitani a Nenci, a Melandri, a Chiodi, Marti, Vanna Gentili, al mio assistente Menichetti, il futuro filologo romanzo dell’Università di Friburgo. A questo insieme di giovani, validissimi docenti, lei dava struttura organizzativa nel senso migliore della parola, con quell’arte che per natura possedeva nel disporre le persone, gli eventi e le idee a far luce e mettere ordine nelle cose del mondo, fra le quali c’era la nascente Università salentina, di per se stessa abbastanza informe».
[Maria Corti, Paola Barocchi nel ‘mio libro della memoria’, in «Studi di Memofonte», 19, 2017, pp. 17-20 (già «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia», s. 4, 6, n. 1, 2001, pp. 249-254)]
[Foto Archivio Fondazione Memofonte, Firenze]